Come abbiamo visto in un precedente post su Talete, anche per Pitagora si sa veramente poco relativamente alla sua vita.

Si sa soltanto che è vissuto nel VI secolo avanti Cristo, che è nato nell’isola di Samo, al centro del mar Egeo, ed è morto a Crotone, nell’estremo lembo dell’Italia Meridionale. Pitagora aveva diciotto anni quando partecipò alle Olimpiadi, vincendo le gare di pugilato. Dopo la vittoria, decise di viaggiare. Nella Ionia, a due passi da casa, passò alcuni anni con Talete. Poi, in Siria, soggiornò presso i saggi fenici, che lo iniziarono ai misteri di Byblo, e in seguito sul monte Carmelo, nel territorio dell’attuale Libano. Di l’ì s’imbarcò per l’Egitto, dove rimase ventidue anni ed ebbe tutto il tempo di acquisire il sapere dei sacerdoti egizi nei templi sulle rive del Nilo. Quando i persiani invasero il Paese, Pitagora si ritrovò prigioniero e venne condotto a Babilonia. Anche lì non perse tempo: nei dodici anni che trascorse nella capitale mesopotamica, acquisì l’enorme patrimonio di conoscenza degli scribi e dei Magi babilonesi e, carico di esperienza e di sapere, tornò a Samo, che aveva lasciato quarant’anni prima. A Samo, però, regnava il tiranno Policrate, e Pitagora odiava i tiranni, quindi ripartì, stavolta diretto a occidente, verso le coste della Magna Grecia. Sbarcò a Sibari, famosa per essere una città dedita a ogni forma di piacere, e infine si stabilì nella vicina città di Crotone, dove fondò la sua celebre “scuola”.

La scuola pitagorica durò circa centocinquant’anni e potè contare su 218 allievi che però non furono tutti matematici; va ricordato al riguardo infatti, che Pitagora inventò la parola filosofia, che introdusse nell’universo della matematica, assieme alla musica e alla meccanica, estendendolo. Pitagora vedeva numeri ovunque. Per lui tutto ciò che esiste è numero. E fu nella musica che lo notò per la prima volta. Pitagora infatti, fece una scoperta sorprendente: un intervallo musicale consiste in un rapporto tra due numeri. Dunque si prendeva coscienza che alla base delle armonie musicali c’erano dei rapporti numerici. Anzi, l’armonia stessa era la trasposizione sonora di rapporti numerici.

La gamma era numero e la musica matematica. Pitagora inoltre, cominciò con lo stabilire una prima classificazione dei numeri. Oggi questa ci sembra tanto naturale che abbiamo l’impressione che sia sempre esistita, mentre invece fu una grande novità. Divideva i numeri interi in due grandi categorie, pari e dispari: quelli che sono divisibili per due e quelli che non lo sono. Tutti noi poi, abbiamo sicuramente sentito parlare del teorema di Pitagora secondo il quale: “in tutti i triangoli rettangoli, l’area del quadrato costruito sull’ipotenusa è uguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti”.

Ebbene ho una rivelazione da farvi. Il teorema di Pitagora non è di Pitagora. E’ vero che bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, ma è pur vero che bisogna togliere a Pitagora quel che non è di Pitagora. Molto tempo prima di lui, gli egizi e soprattutto i babilonesi avevano scoperto che esisteva un legame tra alcuni gruppi di tre numeri interi, e precisamente quello indicato dal celebre teorema. Su una tavoletta babilonese, la tavoletta Plimpton 322, così chiamata dal nome dell’archeologo inglese che l’aveva scoperta, uno scriba aveva indicato una quindicina di gruppi di tre numeri interi per i quali valeva la regola che la somma del quadrato di due di essi era uguale al quadrato del terzo.

Questa tavoletta è stata incisa oltre mille anni prima della nascita di Pitagora.

 

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