Vicino la città di Bamyan, in Afghanistan, su un’alta collina esiste un sito archeologico che si distingue per tratti di mura in pietra, parti di antichi parapetti e sezioni di torri. Sembra quasi un castello di sabbia preso a calci e abbandonato agli elementi. Pioggia, vento e neve ne hanno eroso la superficie, finché l’intera struttura non si è dissolta, sbriciolandosi in sabbia e roccia.

E’ interessante sottolineare però, che proprio grazie a queste rovine i musulmani considerano l’intera valle maledetta. Perché? Per via di tradimenti e massacri. Questa è una storia che, come molte storie simili, ha avuto inizio con una tragica coppia di giovani amanti. Un tempo su quella collina sorgeva una delle città più ricche di tutto l’Afghanistan, che fungeva sia da centro monastico, che da importante stazione commerciale per le carovane che percorrevano la Via della Seta, che collegava l’Asia centrale all’India.

Quella cittadella era stata fatta erigere dal re shansabani Jalal al -Din, per difendere le sue ricchezze.

Considerata inespugnabile per un secolo intero, crebbe di dimensioni fino ad accogliere più di centomila persone. Si narra che fosse piena di passaggi segreti utilizzati per attaccare i nemici. Aveva persino una sorgente d’acqua sotterranea, in modo che i suoi abitanti potessero resistere anche ad assedi prolungati. Ma allora come ha fatto a finire così? Gengis Khan voleva il controllo di quella valle, così inviò il suo nipote prediletto per negoziare un’acquisizione pacifica, ma il giovane fu ucciso. Il sovrano mongolo condusse allora il suo esercito nella valle, giurando di massacrare ogni essere vivente per vendetta.

Ma neppure la sua possente armata riuscì ad aprire una breccia nelle mura della cittadella. Qualche mese prima dell’assedio però, l’unica figlia del re si era innamorata, ma il padre respinse il suo pretendente e, quando i due avevano cercato di fuggire insieme, lo aveva fatto decapitare. Affranta e furiosa, la principessa lasciò la cittadella col favore delle tenebre e raggiunse Gengis Khan. Per vendicare il suo amato, gli mostrò l’ubicazione dei passaggi segreti e gli rivelò che l’esercito del re era nascosto nella sorgente sotterranea. Quando Gengis Kan penetrò nella cittadella, mantenne la sua promessa. Ammazzò tutti; più di centomila persone. Ma la storia non finisce qui; si dice che abbia fatto uccidere anche tutti gli animali. E’ stato questo crudele massacro a far guadagnare alla città il nome con cui è conosciuta oggi: Shahr-e Gholghola, la città delle urla. Vi state domandando cosa ne è stato della principessa? Gengis Khan la fece passare a fil di lama per aver tradito il padre. Si racconta che le sue ossa, e quelle di tutti gli altri, uomini e animali, siano ancora sepolte sotto quella collina, anche se ad oggi non sono mai state trovate.

 

Foto sito archeologico di Bayman sotto licenza  Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 IGO

Foto Shahr-e Gholghola di WilliamEHenry sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Foto statua di Jalal al-Din di ATDoron sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International