Non è facile esprimere a parole il concetto aborigeno di “Tempo del Sogno”, o semplicemente “Sogno”. Racchiude la storia delle origini di quel popolo, un tempo di dei ed eroi, ma comprende anche il passato ed il presente. E’ tutto il tempo che si fonde a formare un unico continuum, che a volte viene indicato con il termine “Ogniquando”. Ciò a cui ci stiamo riferendo ha a che fare con la storia più antica dei popoli delle Prime Nazioni. Per molto tempo si è ritenuto che i primi insediamenti umani in Australia risalissero a circa sessantamila anni fa. Tuttavia studi più recenti hanno portato alla luce alcune incongruenze. Per esempio, l’analisi di un sito di pesca aborigeno a Warrnambool, nel Victoria,

è stato recentemente datato a centoventimila anni fa. Allo stesso modo, altri dieci luoghi si sono dimostrati molto più antichi dei canonici sessantamila anni. Anche se alcuni scettici hanno sollevato dubbi su questi dati, va sottolineato che la ricerca iniziale è stata condotta da stimati accademici.

Ma cos’hanno a che fare queste date con il periodo chiamato “Tempo del Sogno”?

Molte delle prime storie del “Tempo del Sogno” riguardano eventi apocalittici. Parlano di un’onda colossale che si abbatte sulla terraferma, portando morte quasi ovunque, e di dei impetuosi che si danno battaglia sottoterra, eruttando fuoco o facendo piovere fiamme dal cielo che uccidono migliaia di innocenti. Un periodo decisamente oscuro. Questi racconti devono spingerci a una riflessione. In passato c’è stata un’eruzione vulcanica violentissima. E’ successo 74000 anni fa. Il Toba, un supervulcano a nord dell’isola di Sumatra, seminò morte e devastazione per centinaia di chilometri, dando vita ad un inverno vulcanico che durò decenni e decimò la popolazione mondiale.

Il “Tempo del Sogno” potrebbe essere un resoconto di quest’evento, sepolto tra miti e leggende. Se gli aborigeni che al tempo vivevano a Sumatra avessero assistito a quell’eruzione, allora i racconti apocalittici avrebbero un senso; gli incendi, gli tsunami, tutto quanto. Dunque viene da chiedersi: e se fosse stato quest’evento catastrofico a spingere le popolazioni aborigene a migrare verso il continente australiano? Ciò confermerebbe che gli aborigeni vivono in quella regione da molto più di sessantamila anni. Molti di voi probabilmente conosceranno il modello Out of Africa sull’origine dell’umanità.

Uno degli studi fondamentali a sostegno di questa teoria si deve ad Allan Wilson

e Rebecca Cann, due biologi che nel 1987, analizzando numerosi DNA mitocondriali, hanno fatto risalire le origini della razza umana a una singola donna; l’Eva mitocondriale, una donna che , a detta dei due studiosi, era probabilmente originaria dell’Africa. A distanza di anni però, Wilson e Cann si sono recati in Australia per analizzare il DNA mitocondriale di centinaia di uomini e donne delle Prime Nazioni. I risultati li hanno lasciati senza parole, tanto da rinnegare l’assioma principale del loro studio precedente, affermando solennemente che l’Homo sapiens non era originario dell’Africa, ma dell’Australia. Parafrasando la dottoressa Cann: “l’analisi del DNA mitocondriale colloca l’origine dell’umanità molto più indietro nel tempo, e indica che i primi aborigeni australiani fecero la loro comparsa quattrocentomila anni fa”. Da allora, e ancora oggi, si riscontrano anomalie genetiche e datazioni archeologiche che non hanno senso, tutti elementi che mettono ancora più in discussione la versione accettata dell’origine della nostra specie. Persino Cann e Wilson hanno detto che l’Eva mitocondriale era probabilmente originaria dall’Africa. Non è mai stata una certezza ma, una volta attecchita, la teoria è diventata granitica. E, quando in seguito i due biologi l’hanno ripudiata, nessuno gli ha creduto.

 

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Foto Warrnambool di Crikey3454 sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

Foto satellitare eruzione vulcano di Japan Meteorological Agency  sotto licenza  Creative Commons Attribution 4.0 International