Il museo di cui stiamo per parlarvi, rispetto ad altri ben più blasonati sparsi per il mondo, non possiede nessuna collezione di particolare importanza ma abbiamo deciso di prenderlo in considerazione perché la storia del museo stesso è più intrigante di ciò che contiene. La fondazione di questo museo si deve a sir Thomas Stamford Raffles,

che nel 1819 fondò anche la città portuale che in seguito sarebbe diventata l’attuale Singapore.

Raffles era un appassionato naturalista che amava la flora e la fauna di questa regione, e fece innumerevoli scoperte. Per preservare e far conoscere la biodiversità locale, nel 1823 istituì l’Istituto Singapore, ovvero la prima incarnazione di questo museo. In seguito ribattezzato Museo Raffles in suo onore, nel 1965 cambiò di nuovo nome in Museo Nazionale di Singapore, che oggi rimane il più antico di tutto il Sud-est asiatico. Infine, nel 2015, la sua sezione di storia naturale e tutti i suoi reperti sono stati trasferiti nella nuova sede del museo Lee Kong Chian di Singapore.

All’interno di questo edificio ci sono reperti che facevano parte della collezione privata di sir Raffles. Il suo interesse per la storia naturale precede il suo arrivo a Singapore, risale a quand’era governatore dell’isola di Giava e presidente della Società Bataviana, un’organizzazione scientifica che aveva tra i suoi obiettivi quello di preservare e promuovere la storia naturale delle Indie Orientali. Alcuni esemplari conservati nel museo risalgono proprio a quel periodo. Il piano principale del museo, con uno spettacolo di luci, mette in risalto tre imponenti scheletri di sauropodi dai lunghi colli

e presenta quindici zone dedicate alla biodiversità, che mostrano come ha avuto inizio la vita in quella regione e come le varie specie si sono evolute nel corso di migliaia di anni. Una scala ricurva porta poi al piano rialzato dove si trova l’Heritage Gallery, una sezione del museo che ricorda una biblioteca ottocentesca.

Questa galleria è fiancheggiata da alte teche in legno e vetro stipate di libri, manufatti e curiosità, ed espone la storia antica del museo. I visitatori sono liberi di aprire tutte le teche e tutti i cassetti che vogliono poiché questa sezione è stata concepita per essere il più possibile interattiva. La Heritage Gallery è divisa in due sezioni, una dedicata a sir Stamford Raffles e l’altra a William Farquhar.

Entrambi appassionati naturalisti, sir Raffles e il maggior generale Farquhar erano perennemente in competizione, si contendevano i meriti delle loro scoperte e non perdevano occasione di denigrarsi a vicenda, a volte con toni molto accesi.

Ma come si spiega l’astio tra i due visto che era stato proprio Raffles a nominare Farquhar governatore della neonata città di Singapore?

Sir Raffles non era felice del lassismo con cui il suo mandatario aveva preso quell’impegno. Farquhar non si atteneva alle istruzioni che lui gli aveva lasciato. Sotto il suo comando fiorì il commercio di schiavi, così come la diffusione dell’oppio e di altri vizi. I rapporti tra loro si incrinarono sempre di più, peggiorando di anno in anno. Poi Farquhar si macchiò di un atto così odioso che Raffles lo rimosse immediatamente dal suo incarico.

Di cosa si trattava?

Esistono versioni diverse, ma si dice che i due ormai si odiassero a tal punto che Farquhar cercò d’incastrare sir Raffles, in modo da costringerlo a lasciare la regione. All’epoca correva voce che Raffles nascondesse un grande segreto, anche se nessuno sapeva di cosa si trattasse. Qualcuno parlava di un tesoro, altri di una qualche verità infamante. Farquhar assoldò alcuni malviventi locali, soprattutto trafficanti d’oppio cinesi, per scoprire cosa nascondesse. Quando venne a saperlo, Raffles lo destituì all’istante. Questo segreto non è mai venuto alla luce, ma Farquhar continuò ad avere buoni rapporti con i cinesi, che gli fecero un’importante regalo d’addio, una coppa d’argento del costo di settecento dollari, una cifra esorbitante per l’epoca. E furono sempre i cinesi a sostenere la sua passione naturalistica, mettendogli a disposizione artisti che per lui realizzarono quasi cinquecento illustrazioni, alcune delle quali sono tutt’oggi esposte al museo. Tutto questo successe nel 1823, l’anno in cui è stato fondato l’Istituto Singapore. E chi ha mandato al suo posto come governatore della città e curatore del neonato museo? Un medico e naturalista in erba, il dottor John Crawfurd, che aveva già lavorato per Raffles quando questi era governatore dell’isola di Giava.

Concludiamo la descrizione del museo con un’ascensore che porta ai cinque piani superiori chiusi al pubblico e che sono il cuore pulsante del museo. Se avrete la fortuna di varcare la soglia di questi piani, le vostre narici saranno aggredite da un’odore pungente poiché sparsi per tutte le stanze ci sono scaffali su scaffali di barattoli di vetro per campioni di diverse dimensioni. I primi due piani chiusi al pubblico ospitano una collezione in liquido, ovvero specie vertebrate e invertebrate in soluzioni d’etanolo. Vi sono cappe aspiranti che ronzano sopra varie postazioni di lavoro, ma non riescono a risucchiare completamente l’alcol che impregna e ammorba l’aria. I piani superiori invece presentano un vasto labirinto di alti armadi di metallo, posti l’uno accanto all’altro a formare solide pareti, ciascuno con una ruota in acciaio fissata a un’estremità, che consente di spostarli sia a destra che a sinistra lungo un binario. Questi piani ospitano una collezione a secco. Le scaffalature compattabili permettono di sfruttare lo spazio in modo efficiente. Ognuna di esse contiene migliaia di piastre di essiccazione su cui sono depositati gli esemplari.

 

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Foto Museo Lee Kong Chian di KennethTan1971 sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Foto National gallery Singapore di Basile Morin sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International