Il museo Guggenheim di Bilbao è uno dei musei d’arte contemporanea più famosi al mondo. Persino l’edificio che ospita il museo non si limita ad infrangere le regole, ma le ignora del tutto. Esso sembra frutto dell’allucinazione di un alieno: una dinamica aggregazione di forme metalliche ricurve che sembrano essere state addossate l’una all’altra in maniera quasi casuale.

La massa caotica di volumi che si estende nello spazio è rivestita da più di trentamila lastre di titanio che luccicano come scaglie di pesce e conferiscono alla struttura un’aria organica e al tempo stesso extraterrestre, come se un futuristico mostro marino fosse strisciato fuori dall’acqua per prendere il sole sulla riva di un fiume.

Quando il museo fu inaugurato nel 1997, il suo progettista, l’architetto Frank Gehry,

fu osannato per aver creato “una fantastica nave dei sogni dalla forma ondulata ammantata di titanio“, mentre vari critici sparsi per il mondo lo avevano definito entusiasti: “il più grande edificio del nostro tempo“, “folle e geniale“, “una sbalorditiva prodezza architettonica“. Dal debutto del museo, furono costruiti decine di altri edifici “decostruzionisti”: il Disney Concert Hall a Los Angeles,

o il BMW Welt a Monaco

ne sono un fulgido esempio. Tutti presentano una concezione progettuale e costruttiva decisamente non convenzionale, ma nessuno può competere con il Guggenheim di Bilbao in termini di potenza provocatoria. Mentre ci si avvicina, la superficie coperta di lastre sembra trasformarsi di continuo, presentando un volto diverso ad ogni cambio di angolazione. Ma l’illusione ottica più d’effetto del museo si ha quando la struttura pare letteralmente galleggiare sull’acqua, alla deriva su un piccolo lago artificiale a sfioro che lambisce le pareti esterne dell’edificio.

L’atrio del museo sembra una cattedrale avveniristica, con un gruppo di colossali pilastri bianchi che si ergono accanto a strutture di vetro per quasi settanta metri fino ad un soffitto a cupola, da cui faretti alogeni diffondono una luce bianchissima.

Una rete di balconate e passerelle sospese nel vuoto, permettono ai visitatori di entrare e uscire dalle gallerie e di fermarsi davanti alle vetrate per ammirare il lago più in basso.

Non esiste un altro museo come questo; perfino l’acustica è diversa. Invece dell’abituale riverente silenzio creato dai materiali fonoassorbenti, il museo Guggenheim di Bilbao è animato dall’eco cristallino delle voci che sembra sgocciolare dalle superfici di pietra e vetro. Inutile dire che anche le opere esposte sono a dir poco particolari. Tra queste meritano una menzione il cane alto una quindicina di metri seduto nella piazza all’entrata, il cui pelo è un tappeto vivente d’erba e fiori profumati.

Da qui, proseguendo lungo una passerella sospesa si scende poi una larga rampa di scalini la cui superficie discontinua ha lo scopo di costringere il visitatore ad alterare il ritmo dell’andatura e arrivati in fondo alla scalinata ecco ergersi minaccioso Maman, un ragno gigantesco, una vedova nera le cui sottili zampe di ferro sostengono un corpo tondeggiante a un’altezza di almeno dieci metri.

Sotto l’addome del ragno è sospeso un sacco ovigero di rete metallica pieno di sfere di vetro. Maman è un perfetto esempio del concetto classico del contrappunto. Un’audace contrapposizione di archetipi opposti. In natura, la vedova nera è una creatura spaventosa, un predatore che cattura le sue vittime nella tela e le uccide. Nonostante sia letale, qui è raffigurata con un sacco ovigero rigonfio, pronta a dare la vita, e questo la rende sia predatrice sia progenitrice. Un corpo grande posato su zampe sottilissime, che trasmette un’idea di forza e fragilità. Il lago artificiale che abbiamo precedentemente descritto, può essere attraversato tramite un ponte minimalista che descrive un arco sopra la distesa d’acqua immobile. Ed è proprio a questo punto che possiamo imbatterci in un’altra particolare opera del museo, la Fog Sculpture dell’artista giapponese Fujiko Nakaya.

Si tratta di un violento sibilo proveniente da sotto i vostri piedi che non mancherà di farvi trasalire. Grandi volute di vapore cominceranno a gonfiarsi da sotto la passerella e una spessa coltre di nebbia si leverà tutto intorno a voi, per poi riversarsi sul lago, rotolando verso il museo e avvolgendo l’intera base della struttura. La “scultura di nebbia” è rivoluzionaria in quanto utilizza come mezzo espressivo l’aria resa visibile, un muro di nebbia che si materializza e col tempo si disperde; e poiché il vento e le condizioni atmosferiche mutano da un giorno all’altro, la scultura è diversa ogni volta che compare. L’effetto è al tempo stesso fantastico e sconcertante, poiché il museo a quel punto sembra librarsi sull’acqua, come appoggiato su una nuvola…una nave fantasma alla deriva.

Ma non è finita qui, perché ad un certo punto la superficie tranquilla dell’acqua sarà scossa da una serie di piccole eruzioni. All’improvviso cinque colonne fiammeggianti si alzeranno verso il cielo, accompagnate da un rombo simile a quello del motore di un razzo, squarciando l’aria densa di nebbia e proiettando lampi di luce sulle piastre di titanio del museo. In questo modo avanzando attraverso la nebbia verso l’ingresso del museo avrete quasi la sensazione di entrare nella bocca di un drago. In una delle sale all’interno del museo, è poi presente un dipinto enorme ma che la maggior parte dei visitatori non individua immediatamente. Questo perché il dipinto è esposto in modo piuttosto non convenzionale. La tela non è montata a parete ma sul pavimento. Abbassando lo sguardo vedrete una grande tela rettangolare stesa sul pavimento di pietra ai vostri piedi. L’enorme dipinto è costituito da un unico colore, una distesa di un blu profondo, e fermandovi attorno al suo perimetro, guarderete in basso come se stesse scrutando dentro uno stagno.

Il dipinto, un’opera di Yves Klein, che tutti chiamano affettuosamente La piscina, misura circa cinquecento metri quadri e la singolare intensità di quel colore da l’impressione di potersi tuffare direttamente dentro la tela. E’ stato lo stesso Klein a inventare questo colore. Si chiama International Klein Blue, e lui sosteneva che la sua profondità evocava l’immaterialità e l’immensità della sua visione utopistica del mondo. Klein è noto principalmente per i suoi dipinti blu, ma è conosciuto anche per un inquietante fotomontaggio intitolato Salto nel vuoto, che causò un certo scalpore quando venne pubblicato nel 1960. La foto è decisamente sconcertante e ritrae un uomo che si tuffa a volo d’angelo da un edificio verso un marciapiede. In realtà l’immagine era un trucco, magistralmente concepita e diabolicamente ritoccata con una lametta di rasoio, molto tempo prima dell’avvento di Photoshop. Inoltre Klein viene ricordato anche per aver composto un brano musicale intitolato Monotone-Silence, in cui un’orchestra sinfonica tiene per venti minuti un unico accordo in re maggiore. Vi è da dire però che l’esecuzione probabilmente non fu monotona come potrebbe sembrare, poiché sul palco c’erano anche tre donne nude, spalmate di vernice blu, che si rotolavano su gigantesche tele. L’opera più pesante del museo invece (più di mille tonnellate) è The Matter of Time (la materia del tempo) di Richard Serra.

Si tratta di un gruppo di forme gigantesche e massicce posate a terra. Ogni opera è una lamina d’acciaio patinato alta più di quattro metri che è stata elegantemente curvata e poi posata in piedi, in equilibrio, a formare una parete autoportante. Le lamine arcuate danno vita a forme fluide e diverse l’una dall’altra: un nastro ondulato, un cerchio aperto, una spirale allentata (denominata Torqued Spiral). L’uso di pareti autoportanti realizzate con un materiale così pesante crea un’illusione di instabilità. Ma in realtà sono tutte molto salde. Il metallo poi è ossidato, il ché gli conferisce una colorazione bruna e un aspetto quasi organico. Insomma, quest’opera emana una sensazione di grande forza e di delicato equilibrio. Come abbiamo detto, una delle forme è un cerchio aperto; questo crea un passaggio che attira il visitatore all’interno per esplorare lo spazio negativo. Vi sono poi anche tre sinuosi nastri d’acciaio che corrono lungo un percorso vagamente parallelo, abbastanza vicini da formare due tunnel curvilinei lunghi più di trenta metri. Questo viene chiamato The Snake, e i visitatori possono divertirsi  correndo dentro questo “serpente”. Inoltre, due visitatori posti alle estremità possono parlare a voce bassissima e sentirsi perfettamente come se si trovassero faccia a faccia. E le bizzarrie non terminano qui. Esiste anche un opera composta da un branco di novantanove lupi in pose dinamiche: corrono in fila attraverso la galleria, quindi spiccano un grande salto in aria per poi andare a sbattere con violenza contro una parete trasparente di vetro e cadere a terra. L’opera si chiama Head On, e simboleggia la mentalità del branco e la mancanza di coraggio per deviare dalla norma.

Ora il punto è: come facciamo a capire quando qualcosa è arte contemporanea e quando invece è semplicemente qualcosa di bizzarro?

Nel mondo dell’arte classica, le opere sono apprezzate per l’abilità esecutiva dell’artista, vale a dire per la capacità con cui appoggia il pennello alla tela o lo scalpello alla pietra. Nell’arte contemporanea invece, i capolavori sono considerati tali spesso più per l’idea che per l’esecuzione. Per esempio, per la Fog Sculpture l’artista ha avuto un’idea, quella di far correre dei tubi perforati sotto il ponte e di soffiare la nebbia sul lago, ma l’opera è stata eseguita da idraulici del posto.

 

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Foto Museo Guggenheim di Bilbao di Naotake Murayama sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

Foto aerea Museo Guggenheim di Bilbao di Mikel Arrazola sotto licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

Foto atrio Museo Guggenheim di Bilbao di Xabier sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Foto Frank Gehry sotto licenza  Creative Commons Attribution 2.0 Generic

Foto BMW Welt di Diego Delso sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

Foto Puppy sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Foto Maman di Didier Descouens sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Foto Fujiko Nakaya sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Foto Richard Serra di Oliver Mark  sotto licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Foto Fog Sculpture di Phillip Maiwald sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported

Foto balconate Museo Guggenheim di Bilbao di Santi Garcia sotto licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported