In Italia esiste una città sull’acqua unica al mondo, l’unica ancora pienamente cristallizzata nel passato, l’unica a rappresentare il sogno impossibile dell’uomo per il modo stesso in cui è stata concepita e costruita. Stiamo parlando di Venezia che con i suoi colori, le sue forme, i suoi palazzi e le sue vedute, le sue luci e le sue ombre, le sue architetture e suoi riflessi sull’acqua, incarna ancora oggi un ideale romantico.
Vi è da dire però che il Settecento segna l’inevitabile decadenza della Serenissima ma nello stesso tempo quel periodo racchiude una magia difficilmente ripetibile. Sembra quasi che, in quel secolo, i maggiori geni abbiano deciso di darsi appuntamento proprio a Venezia: fra gli altri Antonio Vivaldi, Carlo Goldoni, Giambattista e Giandomenico Tiepolo, Giacomo Casanova, e soprattutto l’uomo che cambiò il concetto stesso di pittura, Giovanni Antonio Canal altrimenti detto il Canaletto.

I dipinti del Canaletto sono il risultato di un’attenta resa atmosferica e della scelta di precise condizioni di luce per ogni particolare momento della giornata. La tecnica che riuscì ad affinare gli permise di catturare Venezia in una nuova luce e prospettiva; non più la semplice veduta, il congelamento dell’istante attraverso la tela, piuttosto la riproduzione di una parte della città, trasfigurata in un gioco di prospettive e punti di vista, a celebrare la grandezza della Serenissima. Il suo era uno stile pittorico particolare: la veduta. Il vedutismo è l’arte pittorica, sviluppatasi soprattutto a Venezia, in cui vengono dipinte immagini panoramiche, generalmente urbane, concepite come souvenir, quasi delle cartoline per i viaggiatori stranieri, che ritraggono minuziosamente i luoghi più caratteristici della città dei canali. Servendosi della camera ottica, fissava su foglio proporzioni e prospettive di palazzi e campi, di canali e piazze, per poi rielaborare in un secondo momento in fase di pittura lo scorcio che aveva scelto.

Nessuno fino a quel momento aveva dipinto Venezia come riusciva a farlo il Canaletto. Non si trattava solo di ritrarre il vero, quella del Canaletto era un’autentica visione, una sublimazione, come se con i chiaroscuri ed i colori, e la scrittura della luce che realizzava attraverso i pennelli, egli cogliesse in pieno l’anima di quella città che è viva e palpitante e freme di passioni, schiude promesse e rappresenta un ideale di bellezza irraggiungibile. Il Canaletto riuscì così a portare Venezia nel mondo, mostrandola a quanti la amavano pur senza averla mai vista.
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