Nel 1725 un ufficiale imperiale dell’amministrazione austriaca di nome Klaus Frombald venne contattato dal parroco del villaggio di Kisilova, al confine tra Serbia ed Ungheria. A suo dire, e anche secondo gli abitanti, uno dei suoi compaesani, il contadino Peter Plogojowitz, morto qualche tempo prima, era tornato dalla tomba in un giorno d’inverno.
Apparso di notte a certi suoi conoscenti mentre dormivano, si era gettato su di loro, mordendoli alla gola e tentando di soffocarli. Secondo quanto raccontato dal parroco, nell’arco di otto giorni, nove persone, giovani e vecchi, donne e uomini, perirono uno dopo l’altra, tra atroci tormenti, e poco prima di morire dichiararono di essere state prese per la gola da Plogojowitz. La stessa vedova Plogojowitz, confessò all’ufficiale imperiale Frombald che Peter, dopo essere morto, era venuto a trovarla per chiedere le sue opanak (tipiche scarpe serbe).

Ne fu talmente terrorizzata che non esitò ad abbandonare il villaggio, rifugiandosi altrove. I fatti avvenuti fecero temere gli abitanti del villaggio per la propria esistenza, tanto da insistere affinché si provvedesse a dissotterrare il cadavere. Sostenevano che l’unico modo per fermare quel bagno di sangue fosse bruciare il cadavere di Plogojowitz. Insieme al parroco, monsignor Ratko Radovic, Frombald si oppose a una simile barbarie ma gli abitanti protestarono con foga e sincero terrore, dichiarando che se non fosse stato loro concesso di riesumare il cadavere e bruciarlo, avrebbero abbandonato le loro case e, fuggendo altrove, avrebbero avvertito gli abitanti degli altri villaggi che a Kisilova era presente un vampiro assetato di sangue e che ben presto sarebbe giunto anche da loro. Dal momento che non vollero sentire ragioni di sorta e che parevano del tutto indifferenti a minacce o accomodamenti, Frombald decise assieme al parroco Radovic di scoperchiare la tomba di Peter Plogojowitz. Quello che trovarono lasciò senza parole Frombald, che nel suo resoconto dichiarò: ” il cadavere di Peter Plogojowitz non esalava alcun cattivo odore ed era perfettamente integro, proprio come fosse ancora in vita. Eppure, dopo settimane dalla sepoltura, avrebbe dovuto essere in decomposizione. Invece era conservato talmente bene da sembrare che fosse stato inumato il giorno precedente. Gli erano cresciuti i capelli e la barba, nuove unghie lucenti come di madreperla si allungavano simili a lame di rasoio. Sotto il primo strato di pelle che andava staccandosi, bianca e lacera, ne era cresciuta una nuova, rosea e fresca. Il resto del corpo era perfettamente integro, ivi comprese mani e piedi. Ma la cosa più folle era la bocca, dalle labbra perfette e allagata di sangue rosso”. A tutti quello parve la ragione dell’ineccepibile stato di conservazione del corpo, come se fosse stato il sangue a rigenerarlo. E di chi poteva essere se non delle nove vittime? Per quanto irrazionale, tutto lasciava intendere esattamente quello. Frombald e il parroco Radovic non poterono far altro che fissare con raccapriccio quello che tutti stavano vedendo. Fu a quel punto che qualcuno si mosse e andò a prendere un paletto acuminato di biancospino. Due uomini lo piantarono nel petto di Peter Plogojowitz, spaccandogli il cuore. Ne schizzò fuori una grande quantità di sangue vermiglio, molto più di quanto ne avrebbe potuto contenere il corpo di un uomo normale. La bocca si fece rossa e violacea per via del sangue che esplose anche da lì. Quando il liquido rosso colò fuori per intero, abbeverando la terra, i due uomini presero il cadavere e lo posero su una catasta di legno e gli diedero fuoco, fino a ridurlo in cenere. L’ufficiale imperiale non poté far altro che restare a guardare impotente. Questo è quello che Klaus Frombald vide con i suoi occhi quel giorno del 1725 a Kisilova e che annotò nel suo diario. Da allora, il villaggio non fu più turbato dalla presenza del vampiro. Frombald concluse il suo rapporto chiedendo che, nel caso in cui fosse stato riscontrata l’illegittimità di tali azioni, potesse essere escluso dalla punizione, perché i “cittadini erano fuori di senno dalla paura”. La autorità, apparentemente, non assunsero alcuna decisione contro l’episodio, il cui resoconto è uno dei primi documenti che testimoniano le credenze sui vampiri dell’Europa orientale. Tutt’oggi questo è uno dei più sensazionali e meglio documentati casi di suggestione circa i vampiri.
N.B.
Lo strano fenomeno di cui l’ufficiale austriaco era stato testimone è oggi noto come un processo che può manifestarsi nel naturale processo di decomposizione dei corpi.
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