Nei primi decenni del 900 era possibile prevedere le eruzioni vulcaniche con un margine di mesi, ma con i moderni progressi tecnologici gli scienziati sono riusciti a scendere fino a pochi giorni e in alcuni casi sono in grado di annunciarle con un margine di qualche ora.
Ormai abbiamo a disposizione una migliore capacità di prevedere la tempistica di un’eruzione, e allo stesso tempo possiamo avere un’idea più precisa del luogo in cui avverrà. Quindi possiamo fare previsioni, siamo in grado di dire quando e da dove uscirà la lava, ma siamo in grado di compiere il successivo passo logico, ossia intervenire per controllare l’eruzione?
E’ possibile intraprendere azioni che possano far “sfogare” un vulcano?
Prendiamo in considerazione ad esempio il Mauna Loa (letteralmente montagna lunga in hawaiano), un vulcano situato sull’isola di Hawaii che può essere considerato un vero e proprio mostro (ci vogliono dalle quattro alle cinque ore solo per fare il giro della caldera, stiamo parlando di una montagna enorme).
Se lo si misura dalla base sul fondo dell’oceano il Mauna Loa è alto quasi dieci chilometri, più di cinque sotto il livello dell’acqua e quattro sopra. E’ di gran lunga l’elemento geografico più imponente del pianeta, e produce volumi di lava incredibili: oltre settecentocinquanta milioni di metri cubi negli ultimi trent’anni. L’eruzione avvenuta nel 1984 non è stata particolarmente grande ma ha prodotto una quantità di lava sufficiente a seppellire Manhattan sotto dieci metri di materiale. Per il Mauna Loa è stato poco più che un rutto. E poi c’è la rapidità. Nel 2022, la produzione di lava è stata tra i quaranta e gli ottanta metri cubi al secondo; una quantità di lava sufficiente a riempire un appartamento di Manhattan ogni secondo. E’ dunque possibile far sfogare quest’immane forza della natura? Se un’eruzione minaccia una città vicina possiamo fermarla? Negli anni Settanta sono stati condotti degli studi di fattibilità proprio su questo argomento e si è arrivati alla conclusione che in futuro sarebbe stato possibile. In risposta alla minaccia di un’eruzione potenzialmente disastrosa del Mauna Loa dopo quella del luglio 1975, le autorità locali hanno chiesto alle agenzie militari federali di approntare piani d’emergenza per la deviazione della lava. Sono stati presi in considerazione quattro metodi:
- argini
- acqua di mare
- bombardamenti
- deviazione dei condotti vulcanici
Gli argini hanno sempre fallito in passato, anche quando sono particolarmente alti e robusti, cioè da 8 a 12 metri, vengono travolti. Il raffreddamento mediante acqua di mare ha avuto successo soltanto in Islanda: lì, la lava scorreva vicino al mare ed è stato facile gestire il pompaggio. Alle Hawaii, pompare acqua di mare su una montagna di quattromila metri non è fattibile. I bombardamenti sono stati messi in pratica nel 1935 e nel 1942 con risultati discutibili. Nel 1935, la lava stava già rallentando da sola e la maggior parte degli osservatori ha ritenuto che i bombardamenti non abbiano avuto alcun effetto. Nel 1942 invece, i bombardamenti chiaramente non sono riusciti a fermare la lava. Per acquisire informazioni dettagliate sugli effetti di bombardamenti diretti, sono stati condotti dei test che hanno suggerito che i bombardamenti non avranno mai successo e dovrebbero essere abbandonati (gli ordigni fatti esplodere hanno prodotto crateri larghi dieci metri e profondi 1,8 ritenuti troppo piccoli per deviare i flussi, quindi i tentativi di far sfiatare alcuni tunnel lavici sono falliti). La deviazione dei condotti vulcanici dunque, resta l’unico metodo possibile per controllare le colate laviche, ma le procedure per realizzarla sono limitate dalla scarsa conoscenza della geografia del sottosuolo e dei flussi magmatici prima dell’eruzione. Nel 1992 durante l’eruzione dell’Etna in Italia, gli ingegneri avevano fatto detonare otto tonnellate di esplosivo per espandere un canale di scorrimento della lava e salvare un paese che si trovava sul suo percorso.
Si aprì così un condotto a piacimento, in modo che l’eruzione potesse essere guidata, controllata. C’è da dire che soluzioni del genere richiedono calcoli su calcoli: effetti degli esplosivi, propagazione delle onde d’urto, velocità d’espansione del condotto, ecc. Le attuali tecnologie di scavo consentono di effettuare piccole perforazioni (meno di un metro di diametro) fino ad una profondità di quattro chilometri sotto la superficie, o ancora maggiore se non si riscontrano effetti termici significativi. In caso di emergenza, dette perforazioni possono essere eseguite in 30-50 ore. L’effetto di esplosivi adeguati all’interno di un pozzo di dimensioni limitate è stato già analizzato, ed il recente successo delle detonazioni in sequenza suggerisce che il fenomeno delle scosse di risonanza amplificherà notevolmente l’effetto della detonazione di ordigni all’interno di un pozzo. In conclusione possiamo affermare che è difficile fare una stima delle probabilità di successo di una procedura del genere, dato il grado di incertezza che caratterizza le principali variabili. Queste non possono essere valutate in assenza di una reale eruzione. Una serie di simulazioni effettuate con un programma per l’analisi statistica suggerisce probabilità di successo comprese tra il 7% e l’11%. Tuttavia, sulla base degli ultimi 200 anni di eruzioni, la probabilità che la lava raggiunga un determinato luogo è funzione della distanza dalla zona eruttiva ed è, in media, del 9,3%. Questo suggerisce che le probabilità di successo rientrano nei margini della casualità, vale a dire che il procedimento è del tutto inefficace. In assenza di ulteriori progressi tecnologici è raccomandabile dunque abbandonare ogni tentativo di deviazione dei condotti vulcanici. L’unico metodo pratico per proteggere la popolazione dalle colate laviche è dunque ancora oggi evacuarla prima che la lava avanzi.

Se vi piacciono i nostri post e volete continuare a seguirci rimanendo aggiornati su tutti i nostri curiosi argomenti, iscrivetevi alla newsletter.
Foto canale lavico sull’Etna di Antonio Zimbone sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported