Negli ultimi anni, gli scienziati interessati a prove di vita extraterrestre hanno gradualmente abbandonato la ricerca di tecnofirme (segnali radio, ecc…) in favore delle firme biologiche. A tal fine esiste un gruppo di lavoro affiliato alla Georgetown University, il LAB ovvero Laboratory for Agnostic Biosgnatures, che opera a livello mondiale, ed è finanziato da programmi di astrobiologia di tutto il mondo. La loro missione consiste nell’espandere l’attuale comprensione di ciò che costituisce la vita e arricchirne la definizione, e per farlo studiano gli angoli più remoti del nostro pianeta, cercando forme di vita in luoghi in cui non dovrebbero essere in grado di prosperare. Ora, è bene sottolineare che l’esplorazione di ciò che c’è nelle profondità degli oceani

offre opportunità uniche per comprendere anche ciò che c’è nello spazio profondo, al di là dei confini del nostro mondo.

Offre approcci inediti per analizzare le stelle in cerca di altre biofirme di vita extraterrestre. Finora ci si è sempre limitati a cercare acqua, metano o altri composti organici sui pianeti del nostro sistema solare, ma il LAB spera di ampliare lo spettro. Ed è per questo che gli scienziati sono interessati alle profondità estreme. Si sta tentando di smantellare i dogmi considerati finora inattaccabili; ad esempio, da decenni si ritiene che le prime forme di vita terrestri siano comparse sulla superficie del nostro pianeta, dove l’acqua e l’atmosfera sono esposte alla luce del sole e ai raggi ultravioletti. L’obiettivo ora invece è dimostrare il contrario, ovvero che la vita potrebbe aver avuto inizio sotto la superficie terrestre, alimentata dall’energia chimica. Estremamente interessante a tal proposito è la piezosfera della Terra, uno strato che copre le acque profonde e si estende per cinquemila metri sotto i fondali oceanici. In sedimenti marini situati a migliaia di metri di profondità, sono state trovate forme di vita dove non dovrebbero esserci. Forme di vita con un metabolismo così lento che una singola divisione cellulare si compie in mille anni. Lo studio di queste strane forme di vita dovrebbe espandere la ricerca di biofirme extraterrestri. Si hanno maggiori possibilità di scoprire la vita su un altro pianeta cercando forme di vita lente, sepolte in profondità. Le forme di vita veloci della superficie vanno e vengono. Se da un lato le superfici planetarie ricevono molta energia dai rispettivi soli, dall’altro sono sotto la costante minaccia di meteoriti o brillamenti stellari.

La vita sotterranea, invece, è protetta da questi disastri, e quindi più stabile.

 

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