Sapete cos’è il Progetto Chang’e-5? E’ una missione lunare cinese lanciata nel 2020 che ha spedito una sonda che, una volta raggiunta la sua destinazione, ha fatto ritorno sulla Terra con un carico di rocce lunari.
Ufficialmente il Chang’e-5 é atterrato sopra un’antica pianura lavica all’estremità settentrionale della Luna, una regione nota come Oceanus Procellarum.
Il lander ha perforato la piana vulcanica raccogliendo due chili di basalto, il primo campione di suolo lunare di questo tipo raccolto da quarantacinque anni a questa parte. Lo scopo della missione consisteva nell’ottenere una migliore comprensione dell’evoluzione della Luna. Secondo la teoria più accreditata, il satellite si è formato circa quattro miliardi e mezzo di anni fa, in seguito alla collisione di un corpo planetario delle dimensioni di Marte (chiamato Theia) con la neonata Terra.
Il materiale espulso dall’impatto (un misto di rocce, gas e polvere) si è poi fuso in una sfera di magma bollente che nel tempo si è raffreddata fino a formare la nostra Luna. I campioni del Chang’e-5 però si sono rivelati molto più recenti delle rocce raccolte dalle precedenti missioni lunari, a dimostrazione che si sono raffreddati molto più lentamente. Questo vuol dire che la Luna è stata vulcanicamente attiva molto più a lungo di quanto stimato in precedenza. Tuttavia ciò non ha senso dal punto di vista scientifico. Se la Luna è rimasta calda per un periodo di tempo così lungo, dev’esserci stata una fonte di calore sconosciuta che ne ha ritardato il raffreddamento.
Ma quale?
Le teorie abbondano. All’inizio si credeva che questa fonte di calore fosse dovuta ad una concentrazione insolitamente alta di uranio o torio in decadimento. Ma le rocce raccolte dal Chang’é-5 hanno smentito quest’ipotesi. Di cosa potrebbe trattarsi allora? Ci è voluto un pò, perché quel campione di rocce all’inizio sembrava comune basalto, una miscela di silicati e ossidi metallici, ma le sue particelle oltre ad essere isotopicamente differenti da qualsiasi altra roccia e ad avere una struttura cristallina insolita, erano in uno stato di decadimento radioattivo. Per molto tempo, in tanti hanno ipotizzato che la Luna si sia formata da un pezzo di Theia, il planetoide che si è schiantato contro la Terra. Tuttavia, grazie agli studi isotopici, adesso sappiamo che la Luna e la Terra sono fatti dallo stesso materiale. Abbiamo appena detto però anche che quella polvere lunare raccolta è isotopicamente differente; questo come si spiega? La maggior parte della Luna è formata da rocce terrestri, non ci sono dubbi, però contengono anche una piccola frazione di materiale espulso da Theia. Stiamo parlando di particelle abbastanza radioattive e strane da un punto di vista elementare da poter essere la fonte di calore sconosciuta che ha permesso alla Luna di mantenersi calda più a lungo di quanto avrebbe dovuto. Questa è un’ipotesi abbastanza intrigante, soprattutto perché potrebbe essere suffragata dal fatto che enormi lastre del planetoide Theia potrebbero essere proprio qui, sulla Terra, sotto i nostri piedi. E’ dagli anni 70 che conosciamo l’esistenza di due gigantesche strutture informi all’interno dello strato viscoso del mantello terrestre. La loro scoperta è stata possibile grazie alla termografia sismica, che ha inoltre mostrato come le onde telluriche rallentino quando provano ad attraversare queste regioni. Per tale motivo, gli scienziati le hanno definite “grandi province a bassa velocità di taglio”, ma sono conosciute anche come “superplume”, o anche “blob”, per via della loro forma amorfa.
Questi blob sono grossi come continenti e cento volte più alti dell’Everest. Uno si trova sotto l’Africa, l’altro invece, si trova dall’altra parte del pianeta, sotto il Pacifico. Questi due blob, secondo un’ipotesi accreditata da sempre più scienziati, sono i resti del planetoide Theia. E gli ultimi studi geodinamici la confermano. Questi due blob però, rappresentano una minaccia e potrebbero distruggere la Terra. Al di là del fatto che i superplume provengano o no da Theia, è appurato che sono causa d’instabilità tettonica, soprattutto ai loro margini. Il blob africano è all’origine della violenta attività vulcanica che da sempre interessa l’Africa, ed è anche il motivo per cui il continente si sta lentamente sollevando, spinto da questa massa sottostante. Il blob del Pacifico è altrettanto problematico, in quanto è una delle principali forze che alimentano la Cintura di Fuoco. Nel corso dell’evoluzione terrestre, i blob hanno prodotto milioni di chilometri cubi di lava, che sono emersi sotto forma di pennacchi. Trond Torsvik,
un professore di geofisica dell’università di Oslo, è convinto che sia stato proprio uno di questi pennacchi a innescare la Grande Moria alla fine del periodo Permiano, un evento di estinzione di massa che ha spazzato via la maggior parte delle forme di vita sul pianeta. E crede che potrebbe accadere di nuovo, che siamo tutti seduti sopra una bomba ad orologeria antidiluviana, una bomba geologica che potrebbe esplodere da un momento all’altro.
P.S.
Piccola nota di colore; mentre il Chang’e-5 perforava il suolo lunare si è avuto un misterioso problema, si è perso momentaneamente il collegamento satellitare con il modulo. Una volta ripristinato, la trivella non funzionava più. La versione ufficiale è che ci si è imbattuti in uno strato di scisto che ha impedito di continuare a scavare, ma la verità è un’altra. Esaminato il lander dopo il suo ritorno si è scoperto che le sue componenti elettroniche si erano fuse. Com’è successo? Non lo sappiamo ancora. Sappiamo però che nel momento in cui la trivella ha smesso di funzionare, si è rilevato un debole impulso radio.
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Foto in evidenza sotto licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
Foto missione Chang’e-5 di Loren Roberts sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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Foto trond torsvik di Themindoftheuniverse sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International