Se menzioniamo la Santa Alleanza viene subito alla mente la coalizione tra le grandi potenze monarchiche della Russia, dell’Austria e della Prussia creata dopo la sconfitta definitiva di Napoleone. Ma esiste un’altra Santa Alleanza, molto meno conosciuta e più nascosta, nota anche come Entità e creata dal Vaticano per tutelare non solo gli interessi religiosi ma anche quelli politici ed economici della Santa Sede.
Stiamo parlando dei servizi segreti del Vaticano, una rete di spie e di agenti che non si fanno il minimo scrupolo di uccidere. Lo so, sembrano idiozie raccontate per spaventare i più e a cui non dovrebbero credere nessuno, ma la verità è che la Santa Alleanza o Entità che dir si voglia esiste eccome. Esiste da quattrocento anni, ed è la mano sinistra del Vaticano per le questioni di cui nemmeno il papa dev’essere informato. La Santa Alleanza esiste dal 1566. In quell’epoca oscura, Pio V
era preoccupato per l’ascesa della Chiesa anglicana e delle dottrine eretiche. Nel suo ruolo di capo dell’Inquisizione, era un uomo duro, tassativo e pragmatico. A quei tempi il concetto dello Stato Vaticano era molto più territoriale rispetto a oggi, anche se oggi ha ancora più potere di allora. La Santa Alleanza venne creata reclutando giovani sacerdoti e i cosiddetti “uomini di fiducia”, laici fidati di provata fede cattolica. La loro missione era quella di difendere il Vaticano in quanto nazione e la Chiesa in senso spirituale, e con il tempo il loro numero aumentò. Nel XIX secolo erano arrivati a mille. Alcuni erano semplici informatori, fantasmi, dormienti. E poi c’era l’elite, una cinquantina di persone appena: la Mano di san Michele, gli agenti speciali in azione in tutto il mondo, in grado di eseguire velocemente un ordine preciso.
Procurare denaro al gruppo rivoluzionario che tornava comodo, negoziare accordi, ottenere informazioni cruciali capaci di cambiare il corso di una guerra, ridurre al silenzio, ingannare e, in ultima istanza, uccidere. Chiunque facesse parte della Mano di san Michele seguiva un addestramento di tipo militare, che in origine comprendeva controllo degli insediamenti urbani, giurisprudenza, travestimento e lotta corpo a corpo. Una Mano era in grado di tagliare a metà un acino d’uva con un coltello lanciato da quindici passi di distanza, e sapeva quattro lingue alla perfezione. Erano individui capaci di tagliare la testa a una vacca, buttarne la carcassa putrefatta in un pozzo e far ricadere la colpa su un gruppo rivale con un’abilità straordinaria. L’addestramento durava anni, e probabilmente si svolgeva in un monastero su un’isola del Mediterraneo. Nel XX secolo i metodi erano ormai stati modernizzati, ma durante la seconda guerra mondiale la Mano di san Michele fu quasi estirpata alla radice. In quell’epoca di sangue furono in molti a cadere, alcuni in difesa di cause lodevoli e altri, sfortunatamente, per motivi meno nobili. Nel 1958 Giovanni XXIII,

lo stesso del Concilio Vaticano II, decise che la Santa Alleanza aveva fatto il suo tempo, e che i suoi servigi non erano più necessari. In piena guerra fredda, smantellò le reti d’informatori con i loro contatti e proibì tassativamente ai membri della Santa Alleanza di imbarcarsi in qualsiasi azione senza il suo previo benestare. E per quattro anni andò così. Da cinquantadue che erano nel 1939, rimanevano soltanto dodici Mani, fra cui persone molto anziane, e venne loro ordinato di tornare a Roma. Nel 1960 il luogo segreto in cui si svolgevano gli addestramenti fu misteriosamente distrutto, e la Testa di san Michele, il capo della Santa Alleanza, morì in un incidente. L’identità della Testa rimane sempre segreta. Potrebbe essere chiunque: un vescovo, un cardinale, uno degli uomini di fiducia o un semplice sacerdote. Non deve dunque stupire che il Vaticano neghi l’esistenza di un proprio servizio segreto, se questi sono i metodi a cui ricorrono. Ed è una delle ragioni che spinsero Giovanni XXIII a sciogliere la Santa Alleanza. Uccidere non era giusto, nemmeno in nome di Dio. In diverse occasioni la Mano di san Michele mise in seria difficoltà i nazisti, e un pugno di uomini salvò centinaia di vite umane. Tuttavia ci fu anche un gruppo, sebbene ridotto, che quando si vide interrompere i contatti con il Vaticano commise errori atroci. Tuttavia, come possiamo immaginare, quella non fu certo la fine della Santa Alleanza. Quando Paolo VI
salì sul trono di Pietro, nel 1963, la situazione internazionale era spaventosa come non mai. Solo un anno prima si era sfiorata la guerra atomica con la crisi dei missili cubani. Nel 1962 il primo ministro sovietico, Nikita Chruscev,
fece partire per Cuba parecchie navi cariche di testate nucleari, che una volta installate nell’isola caraibica sarebbero state in grado di raggiungere bersagli negli Stati Uniti. Kennedy
impose l’embargo su Cuba e minacciò di affondare le navi se non fossero tornate in URSS. Quando erano ormai a mezzo miglio dai cacciatorpediniere americani, Chruscev ordinò il dietrofront, ma per cinque minuti il mondo intero era rimasto con il fiato sospeso. Pochi mesi più tardi, Kennedy, il primo presidente cattolico degli Stati Uniti, moriva assassinato, e quando Paolo VI ne venne informato chiese che fosse ricostituita la Santa Alleanza. Sebbene il tempo l’avesse notevolmente sfoltita, la rete di spie venne ripristinata. La cosa più difficile fu ricostruire la Mano di san Michele. Delle dodici persone richiamate a Roma nel 1958, nel 1963 solo sette erano in grado di tornare in azione. A una di queste venne dato l’incarico di riorganizzare la base dove addestrare gli agenti sul campo. Ci vollero quasi quindici anni, ma riuscì a riunire un gruppo di trenta agenti. Alcuni erano stati formati da zero, altri recuperati da organismi analoghi. Tra i vari compiti attuali dell’Entità anche quelli più semplici, come monitorare, manipolare e ripulire dati sul web, lavoro che avrebbe raggiunto anche la popolare enciclopedia multimediale Wikipedia. Ovviamente il Vaticano, tramite il portavoce della sala stampa padre Federico Lombardi,
ha negato, riferendo che chiunque potrebbe essere stato con qualsiasi computer collegato nel territorio vaticano. Se il papa polacco Karol Wojtyla
si è fidato di un italiano alla guida del suo servizio segreto, il cardinale Luigi Poggi,
papa Jorge Mario Bergoglio
avrebbe scelto un suo connazionale, José Luis Uboldi, uomo di fiducia del vescovo Rubén Di Monte e forse un ex agente dei servizi segreti argentini. Nessuno ha mai visto Uboldi in Vaticano, d’altronde è o non è il capo di un servizio d’intelligence “fantasma”? La capacità del Vaticano di raccogliere e gestire informazioni attraverso una rete globale, per secoli, resta indiscutibile. Questa peculiarità, radicata nella sua missione universale, continua a rendere il Vaticano un attore unico nel panorama mondiale.
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